Software free per la vostra attività lavorativa

Buongiorno a tutti cari lettori,
oggi per voi ho in serbo tante idee assolutamente free per la vostra attività lavorativa…

Chi lo dice che per curare il vostro business dobbiate sempre acquistare licenze di software molto costose? a volte potete utilizzare dei servizi assolutamente free! E se si può risparmiare perché non farlo?

Innanzitutto vorrei ringraziare un mio caro amico, Luca – esperto di software, il quale mi ha aiutata a fare chiarezza su tutte quelle che sono attualmente le migliori alternative free per il lavoro. Senza il suo aiuto professionale sarebbe stato difficile capire quali sono i software gratuiti migliori al momento.

Dunque, uno dei maggior siti che tratta software alternativi (non necessariamente gratuiti) è sicuramente https://alternativeto.net/ e se non lo conoscete vi consiglio di darci un’occhiata perché troverete tantissime valide alternative a software blasonati e costosi.

– Per quanto concerne i software free inerenti agli uffici, a nostro avviso il migliore è libreoffice, come suite per l’ufficio (videoscrittura, fogli di calcolo, gestione database, presentazioni, disegno, scrittura formule matematiche) ed è COMPATIBILE office;

– Invece per quanto riguarda i settori tecnici, vi segnaliamo Draftsight, un’alternativa cad validissima. Questo è un software francese nativo dwg, necessita di registrazione e lettura della licenza, ma la sua versione “base” (che poi ha tutto) è utilizzabile gratuitamente. Segnaliamo anche A9cad che Luca utilizzava prima di conoscere Draftsight.

– Per la fotografia e il fotoritocco: Gimp (compatibile con i plug-in adobe photoshop) e Paint.NET sono sicuramente tra i più validi che abbiamo provato.

– Per la grafica vettoriale: Inkscape;

– per quanto riguarda la grafica pubblicitaria (volantini, ecc…): Scribus e ovviamente il mio preferito: Canva (se non lo conoscete vi consiglio di leggere il post che avevo scritto in merito)

– per la produzione musicale (sequencer): Reaper (tecnicamente non sarebbe gratuito, all’apertura chiede se si vuol fare una donazione libera, ma si usa comunque chiudendo il popup. Io però visto la validità del servizio consiglio lo stesso una donazione, anche piccola): questo non è solo una valida alternativa, ma a nostro avviso anche migliore di molti altri più costosi;

Quasi tutti i software di cui vi abbiamo parlato sono disponibili per le principali piattaforme (apple, win e linux) e moltissimi sono in italiano.

Con questo post spero davvero di esservi stata utile e spero di avervi fatto risparmiare tanti bei soldini. Se qualcuno di voi conosce altri software o suite free e volesse condividerli con noi sarebbe fantastico! Ricordiamoci sempre che l’unione fa la forza!

A presto!

Women power! Storie di successo e difficoltà dell’imprenditoria femminile

Bonjour Bureau!

Sono ormai diverse settimane (o forse mesi?) che alcune persone mi sollecitano un articolo sull’imprenditoria femminile e sulle opportunità ad essa collegate. Ci ho messo un po’ di tempo a decidermi di scriverlo in quanto non volevo limitarmi a stilare un elenco (seppur molto utile) dei vari programmi a sostegno delle donne che vogliono farsi strada nel mondo dell’impresa; bensì volevo farmi un’idea più precisa di cosa significa essere Imprenditrice al giorno d’oggi. Volevo capire quali sono gli ostacoli e le difficoltà che hanno trovato sulla propria strada le donne che già lavorano in proprio e come sono riuscite ad aggirarli. Insomma, volevo delle storie vere di donne vere.

E qui è entrata in gioco una community della quale faccio parte da un po’ di tempo e che mi ha aiutata molto a far chiarezza su com’è essere imprenditrici oggi in Italia.

La community in questione di chiama #socialgnock – Women ignite relationships ed è

un luogo o un momento dove costruire una cultura di condivisione spontanea e di supporto reale. Una piazza dove ci raccontiamo o chiediamo supporto con naturalezza, rispetto e consapevolezza, dove ci facciamo anche una semplice risata o ci rilassiamo qualche minuto.

Women power – Essere Imprenditrici oggi

Alla community ho chiesto proprio quali sono le difficoltà dell’essere imprenditrici oggi. La risposa quasi unanime è stata la conciliazione tra lavoro e  famiglia in quanto al momento, in Italia, non esistono politiche sociali abbastanza forti da permettere alle donne che vogliono fare impresa una flessibilità tale da consentir loro di essere anche madri senza troppi sensi di colpa. In più, sempre legato a questo, un altro freno che ancora persiste (fortunatamente non per tutte) viene dalla famiglia stessa, ancora legata allo stereotipo della donna/moglie/mamma che in quanto tale “ha già delle priorità ben definite e al massimo può soddisfare le proprie velleità lavorative con un impiego da dipendente che permette più flessibilità e sicurezza economica” di un lavoro in proprio.

Molte delle libere professioniste e imprenditrici con le quali ho parlato mi hanno però detto che la voglia di “farcela” era talmente forte da riuscire in qualche modo a incastrare ogni tassello della propria vita pur di raggiungere il loro obiettivo (anche con grandi sacrifici in termini economici e di tempo). Mi è rimasta nel cuore la storia di Cinzia che, per seguire il marito, ha chiuso la sua attività in Italia avviandone una nuova in Spagna e ricominciando completamente da zero. Se non è women power questo!

Insomma, alla donna che decide di mettersi in proprio, dedicarsi alla carriera e metter su famiglia vengono richieste doti da vera eroina Marvel con i superpoteri!

Imprenditoria femminile

Non tutto però sembra essere così negativo… Sebbene i servizi di welfare per le imprenditrici non siano propriamente all’avanguardia come in altri paesi europei, diverse persone hanno elogiato il lavoro fatto dalle camere di commercio che spesso hanno degli sportelli dedicati alle donne che vogliono intraprendere un’attività in proprio, dando loro consigli e supporto per avviare nel modo più semplice la loro iniziativa imprenditoriale.

Sinceramente mi aspettavo che qualcuna della community mi parlasse di casi di sessismo e discriminazione, questo però non è accaduto e la cosa mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo! Sarebbe però interessante capire se questo è un indicatore della rivoluzione che pare essere in atto (dovuta anche al fenomeno del movimento globale #metoo) oppure se ancora oggi è difficile in certi ambienti ammettere il gender gap. O ancora se è solo dovuto al fatto che parlando di imprenditrici (quindi libere professioniste o titolari d’azienda ai vertici della propria attività) sia meno probabile che ci sia discriminazione come invece avviene per le dipedenti. Voi cosa ne pensate?

I migliori imprenditori sono donne.

Secondo il sito money.it i migliori imprenditori sono donne. Perché? Sono molto più determinate a raggiungere gli obiettivi e il successo rispetto ai colleghi uomini. Inoltre, rispetto all’altro sesso, più propenso a “farcela da solo”, sanno fare molto bene rete e networking creando ottimi gruppi di lavoro che portano prima al successo. Personalmente aggiungerei anche che le donne sanno essere multitasking (retaggio dell’evoluzione: mentre il maschio era impegnato in “compiti lineari” come quello di cacciare una preda, la donna già si destreggiava tra la raccolta delle bacche, la cura e la sicurezza della casa e della prole), lavorano più a loro agio sotto pressione e sono molto meglio organizzate dei colleghi uomini. Che la chiave dell’imprenditore di successo sia proprio l’essere donna? So che adesso molti mi tacceranno di femminismo, ma non è così. Si tratta di pura e semplice realtà.

Programmi a sostegno dell’imprenditoria femminile

Ora parliamo di opportunità. Se una donna italiana, oggi 21/07/2018, volesse avviare una propria attività, quali sono i programmi e le politiche a suo sostegno? Qui entra in ballo Unioncamere, l’Unione Italiana delle Camere di Commercio, che riporta in maniera sempre molto puntuale tutte le politiche e i programmi europei per l’imprenditoria femminile che hanno l’obiettivo di diffondere tra le donne lo spirito imprenditoriale, incoraggiando e sostenendo finanziariamente l’avvio e lo svolgimento di attività d’impresa al femminile. Vi invito inoltre a prendere contatto con la camera di commercio della vostra regione di appartenenza per informarvi anche su eventuali programmi regionali a sostegno dell’imprenditoria femminile.

 

emancipation-156066_1280-min

“Freelancer in a box”

Dal web inoltre arrivano numerosi siti di supporto alle imprenditrici. Vi segnalo in particolar modo Rete al Femminile Nazionale – Rete che opera a livello nazionale e locale, con attività concrete di supporto, formazione e lavoro, per diffondere la cultura economica e imprenditoriale fra tutte le professioniste d’Italia.

Vi segnalo inoltre una nuova iniziativa molto interessante di cui sono venuta a conoscenza su #socialgnock che si chiama Freelancer in a box

“Freelancer in a Box” è una nuova realtà tutta Italiana – il cui lancio è previsto per Ottobre 2018 – nata con l’idea di fornire strumenti innovativi per i freelancer.
Una subscription box trimestrale spedita direttamente a casa, all’interno della quale imprenditori e liberi professionisti troveranno tantissime idee originali per rendere la propria attività più stimolante, ma anche più divertente!
Cosa c’è dentro? Libri, guide, gadget, prodotti tech, coupon sconti, stationary, e molto altro, ad un costo complessivo irrisorio rispetto al prezzo di mercato di ogni singolo prodotto.
Si potrà scegliere tra l’acquisto di una singola box, o un abbonamento annuale (con un notevole risparmio!).
“Freelancer in a Box” è pensata da imprenditrici appositamente per coloro che hanno un’attività indipendente. Il loro motto? Una box per chi vuole pensare “out-of-the-box”

Inutile dire che l’argomento è davvero appassionante, quindi vi anticipo già che questa non è altro che la prima puntata di una serie di post sull’imprenditoria femminile. Sarei dunque davvero felice se le imprenditrici che ci sono tra di voi volessero raccontarmi le loro storie di successo (o insuccesso) e se avessero dei consigli da dare a chi invece vuole intraprendere questa strada.Grazie per l’attenzione, a presto!

 

 

“A scuola di web” con Valentina Carbone

Ciao cari imprenditori, oggi voglio parlarvi di un ottimo servizio per chi fa business che ho scoperto da poco… si chiama A scuola di web  ed è una libreria di lezioni video davvero ben costruita che offre spunti molto interessanti sul Web Marketing per tutti. La docente è Valentina Carbone (blogger, giornalista, scrittrice e Social Media Manager) e il suo obiettivo è quello di aiutare le aziende e i professionisti a promuoversi on line attraverso la comunicazione.

Attualmente i corsi proposti sono due: “Come fare Business con Facebook” e “Come creare engagement sui social network” (che ho appena terminato anche io)

Come creare engagement sui social network

Durante il corso “Come creare engagement sui social network” imparerete che spesso si può far conoscere la propria attività professionale sui social anche senza l’aiuto delle promozioni a pagamento. Qual’è il segreto…seguite il corso! A me è servito moltissimo e ve lo consiglio vivamente. Oltretutto è in promozione e sarà completamente gratuito per i prossimi 7 giorni!!! Affrettatevi dunque ad iscrivervi.

Come fare Business con Facebook

Questo corso invece vi insegna tutti i segreti di Facebook per mettervi in contatto con un’infinità di potenziali clienti e per accrescere quindi il vostro business. Il costo è di 99 euro e al termine verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Speriamo che Valentina vada ad implementare presto la sua libreria con nuovi ed interessanti video che possano dare la giusta spinta alla nostra attività professionale. Noi nel frattempo rimarremo in trepidante attesa!

Spero proprio che vi sia venuta voglia di innovarvi e seguire questi corsi (ricordatevi che uno al momento è free quindi non fatevi scappare l’occasione!), e a tal proposito vi lascio con questa bellissima massima che ho letto un po’ di tempo fa e che mi è rimasta in memoria:

Il marketing e l’innovazione producono risultati: tutto il resto sono costi.
(Peter Drucker)

Fatti finanziare l’idea dal Crowdfunding

A quanti di voi è capitato di avere una buona idea imprenditoriale ma non ha potuto metterla in atto perché non aveva i fondi necessari per avviare il progetto? Negli ultimi anni ha preso piede una nuova forma di finanziamento chiamata Crowdfunding che parte dalla collettività (crowd=folla, funding=finanziamento) e che permette di realizzare progetti grazie all’aiuto di tanti piccoli investitori che possono investire somme di denaro (anche molto basse) per la riuscita dell’impresa.

crowdfunding.png

Crowdfunding

In sostanza il crowdfunding non è altro che una raccolta di denaro che avviene tramite piattaforme on-line e che serve a finanziare vari progetti: dal finanziamento per avviare delle startup, alla possibilità di ricevere donazioni per attività benefiche, fino al finanziamento di progetti culturali (cinematografici, musicali, ecc.).

I vari tipi di Crowdfunding

Attualmente esistono varie tipologie di crowdfunding, vediamo le più famose:

  1. Equity: Forse è la tipologia più utilizzata in questo momento. Gli investitori non ricevono una ricompensa ma diventano veri e propri soci dell’azienda acquistandone delle quote. Gli investitori che contribuiscono alla raccolta ottengono quindi un titolo di partecipazione all’azienda, accedendo a tutti i diritti patrimoniali e amministrativi che ne conseguono;
  2. Lending (o Social Lending): In questo caso gli investitori prestano denaro a persone fisiche o aziende per la realizzazione del loro progetto – professionale o personale, i quali restituiranno il denaro una volta che il progetto sarà completato. Solitamente il tasso di interesse del prestito è superiore a quello proposto dalle banche;
  3. Donation: E’ il modello utilizzato dalle onlus e dalle organizzazioni no profit: Al donatore non viene riconosciuta nessuna forma di ricompensa;
  4. Reward: In questo caso all’investitore viene riconosciuta una ricompensa che può essere di vario tipo: o il prodotto fisico realizzato dall’azienda oppure se si finanzia un progetto culturale può essere una ricompensa di tipo emozionale (il biglietto di ingresso allo spettacolo, una copia del libro pubblicato, ecc.)

Le piattaforme più utilizzate

Tra le piattaforme di crowfunding più famose al mondo troviamo sicuramente Kickstarter che utilizza il modello di reward crowdfunding. In Italia probabilmente la più famosa è Eppela che ha come obiettivo proprio quello di finanziare le PMI Italiane e che nel tempo ha ottenuto molti successi (per es. Jungle Jacket, il coltellino svizzero delle giacche da bici, capace di raccogliere oltre 100mila euro a fronte dei 25mila richiesti).  Walliance invece si occupa di finanziare progetti immobiliari come la spagnola Housers  (da poco approdata in Italia) e tutte e due utilizzano i modelli di Social Lending Crowdfunding e Equity Crowdfunding. GoFundMe  invece si occupa di donazioni benefiche. Queste sono solo alcune delle piattaforme, in realtà però ne esistono moltissime (basta pensare che solo in Italia se ne contano più di 60).

Starteed ha realizzato un report che offre una panoramica molto precisa sullo stato del Crowdfunding in Italia fino al 2017 e come potete vedere le cifre e i progetti realizzati solo nel nostro paese sono da capogiro (€ 133.197.153,17 per 15.915 progetti finanziati). Questo dimostra che sempre più aziende e persone fisiche si affidano a questo tipo di finanziamento per poter realizzare i propri sogni. E molti ci riescono!

Voi vi siete mai fatti finanziare un vostro progetto da una piattaforma di crowdfunding o avete mai partecipato alla raccolta fondi per una campagna? Se sì, raccontatemi la vostra esperienza. Oppure raccontatemi della vostra “business idea” che vorreste farvi finanziare. Attendo i vostri commenti! A presto.

 

 

Welfare aziendale: buono pasto, benefit per i dipendenti

Tutti i grandi imprenditori sanno che per avere un’azienda sana e in crescita bisogna in primis curare il benessere del proprio personale (welfare aziendale) utilizzando degli strumenti che ne consentano la fidelizzazione. Uno dei modi per creare fedeltà in azienda è sicuramente quello di elargire benefits ai propri dipendenti e collaboratori, e uno dei più apprezzati è il BUONO PASTO.

Buono pasto sì, Buono pasto no

20180623_145251_0001

Il buono pasto rappresenta per molti lavoratori un buon modo di conciliare la propria vita lavorativa e privata perché permette un doppio risparmio: tempo e denaro. Il tempo perché il vostro personale non sarà più costretto a tornare a casa per la pausa pranzo (ammesso e non concesso che i vostri dipendenti abitino in zone non troppo distanti dal posto di lavoro). Di denaro perché quelli che non possono tornare a casa e sono costretti a ripiegare su altre soluzioni (ristoranti, bar, mense, ecc.) ogni mese devono mettere in conto che una bella fetta del loro stipendio se ne andrà in pranzi…

Normativa del buono pasto

L’IVA sui buoni pasto è integralmente detraibile. L’IVA cambia a seconda dell’acquirente:

  • azienda: IVA al 4%
  • libero professionista (titolari d’azienda e soci, aziende individuali): IVA al 10%

In entrambi i casi l’IVA è detraibile al 100%,

PERSONE FISICHE – IRPEF: I buoni pasto sono esenti da oneri fiscali e non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro. L’eccedenza rispetto a tale cifra, al netto della quota a carico del dipendente, rientra invece nella base imponibile.

PERSONE GIURIDICHE – IRES: I buoni pasto sono deducibili al 100%. La deducibilità si applica al “servizio sostitutivo di mensa” effettuato con i buoni pasto, sia cartacei che elettronici, e al servizio di “mensa aziendale diffusa”, erogato dalle società emettitrici di buoni pasto con card elettroniche. Da notare che le somministrazioni di alimenti e bevande (le classiche fatture del ristorante in nota spese) sono deducibili solo al 75%.

Oneri Previdenziali:  I buoni pasto sono esenti da contributi contributi previdenziali e assistenziali fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro, in quanto non costituisce reddito da lavoro dipendente.

Come fare a convenzionare il proprio ristorante

Per gli esercizi che vogliono intraprendere questa strada posso dire che sicuramente è un metodo efficace per la creazione di una clientela fedele e costante che consentirà un incremento di fatturato. Inoltre si avrà una semplificazione nelle procedure amministrative del proprio esercizio (per es. non dovrete più perdere tempo ad emettere fatture).

Il primo passo da fare per diventare un esercizio autorizzato a ritirare il buono pasto è quello di trovare una società che emette buoni pasto e stipulare una convenzione. A questo proposito vi consiglio di andare a questo link .

Con la stipula della convenzione il vostro esercizio entrerà ufficialmente a far parte degli affiliati e potrà iniziare a ritirare i buoni pasto e ad avere i vantaggi connessi.

Regole da rispettare

  • verificare la validità del buono;
  • una volta accettato il buono pasto, l’esercente deve annullarlo in modo che nessuno possa riutilizzarlo;
  • i buoni vanno poi raccolti e inviati alla società che li ha emessi accompagnati da una fattura per ottenerne il rimborso.

Contabilmente parlando…

La prestazione di un servizio di ristorazione scatta quando si emette la fattura alla società che emette i buoni. Il buono in sé non è un’operazione imponibile ai fini IVA e quindi non va registrato tra i corrispettivi.

Allora cari followers, chi di voi ha già adottato nella propria azienda questo tipo di servizio e chi lo vorrebbe adottare? Tenetemi aggiornata!

Persone che ammiro: oggi vi parlo di Simon Sinek e il golden cirle – come diventare grandi leader

Oggi vorrei inaugurare una rubrica che va un po’ al di là delle novità normative, delle opportunità ecc. Avrei l’intenzione di pubblicare dei post che parlino di imprenditori, leader o personaggi che ammiro e che in qualche modo mi hanno impartito degli insegnamenti e dato così la possibilità di evolvere sia personalmente che professionalmente.

Quando ho pensato a questa nuova rubrica sapevo già a chi avrei dedicato il primo post: Simon Sinek.

Qualcuno di voi lo conosce? Spero di sì, ma in caso contrario mi auguro che questo articolo vi faccia venir voglia di approfondire la sua conoscenza perché potrebbe cambiare le sorti della vostra azienda o attività professionale.

Simon Sinek e il Golden Cirle

Simon Sinek è un antropologo inglese, autore di numerosi libri, motivatore e consulente di marketing che nella sua carriera si è occupato di comunicazione e leadership ed è il teorico del “Golden Circle”.

Questa teoria Sinek la illustra disegnando tre cerchi concentrici e tre domande: perché? Come? Cosa?

Sinek-Golden-Circle

Partendo dal più grande troviamo la parola “cosa”, in quello più interno “come” e al centro “perché”. Secondo Simon Sinek ogni organizzazione o persona sa cosa fa, molti sanno come la fanno, ma pochi sanno perché lo fanno. E il perché si riferisce non al risultato ma allo scopo. Sinek sottolinea come il modo in cui pensiamo, agiamo e comunichiamo è dall’esterno verso l’interno del cerchio, dal “cosa” al “perché”. I leader o le aziende ispiratrici, invece pensano, agiscono e comunicano dall’interno verso l’esterno, dal “perché” al “cosa”.

“Tutti i grandi leader o le grandi organizzazioni che danno ispirazione, pensano, agiscono e comunicano allo stesso modo. Ed è esattamente l’opposto di chiunque altro”.

Secondo Sinek quando comunichiamo dall’esterno verso l’interno, la gente apprende molte informazioni attraverso la neocorteccia, la parte del cervello che governa pensieri razionali e linguaggio, ma che non guida il comportamento. Quando comunichiamo dall’interno verso l’esterno, parliamo al nostro sistema limbico, la parte del cervello che controlla le decisioni e il comportamento.

Sono ben poche le aziende o le persone capaci di esprimere con chiarezza perché fanno quello che fanno. E non dobbiamo pensare al guadagno ma allo scopo, alla convinzione profonda che spinge ad operare. Perché la vostra azienda esiste? Perché vi alzate dal letto ogni mattina?

Sinek prende spesso come esempio la Apple. Se Apple fosse come tutte le altre aziende, il suo messaggio pubblicitario potrebbe essere questo:

“Facciamo degli ottimi computer. Hanno uno splendido design, sono semplici da usare e user-friendly. Vuoi comprarne uno?”

Come messaggio non è molto convincente, ma è così che la maggior parte delle aziende ragiona per cercare di vendere i propri prodotti.

Qual è invece il messaggio di Apple?

“In tutto quello che facciamo, il nostro credo è sfidare lo status quo. Il nostro credo è pensare in modo diverso (think different). Il nostro modo di sfidare lo status quo è fare prodotti con uno splendido design, semplici da usare e user-friendly. E ci capita di fare degli ottimi computer. Vuoi comprarne uno?”

Questo messaggio suona veramente diverso dal precedente e fa venire molta voglia di comprare uno dei loro prodotti. In realtà i contenuti dei due messaggi sono molto simili, è solo stato invertito l’ordine delle informazioni senza nessun inganno o manipolazione. Il suo messaggio parte da un perché, da uno scopo che non ha a che fare con quello che Apple fa. Ricordatevi che la gente quando compra non guarda che cosa fate, ma perché lo fate. Comprano le ragioni per cui fate quelle cose.

Copia di Le capacità imprenditoriali degli italiani sono uniche al mondo. Se avesse un sistema politico, amministrativo, sociale serio l_Italia sarebbe il primo Paese al mondo. Davant

Guardatevi questo video in cui proprio Sinek spiega il fenomeno Apple, azienda che fin dagli inizi è partita dal “perché”. 

“Il Golden Cirle dimostra in maniera convincente che possiamo ottenere molto di più, se ci ricordiamo di iniziare tutto ciò che facciamo chiedendoci innanzitutto il perché.”

Inoltre il Golden Circle ci offre un punto di vista alternativo alle ipotesi esistenti per spiegare perché acluni leader o aziende hanno raggiunto un grado di influenza così smisurato.

Ci sono i leader, che detengono una posizione di potere e ci sono quelli che guidano, che ci ispirano. Seguiamo coloro che ci guidano, non perché dobbiamo, ma perché vogliamo. Sono coloro che cominciano con “perché” ad avere la capacità di ispirare la gente.

 “Questo punto di vista alternativo può determinare importanti miglioramenti nella direzione e nella cultura aziendale, nei processi di reclutamento e di sviluppo del prodotto, nelle vendite e nel marketing. E’ in grado di spiegare come si genera la fedeltà e com’è possibile creare le condizioni per far crescere un’idea fino a farla diventare un movimento sociale di massa.”

Quindi, cari imprenditori e cari professionisti, il segreto del successo sta nel partire dal perché.

Proviamo a fare un esercizio e a scrivere il nostro messaggio pubblicitario partendo dal perché?

Questo è il mio: “ In un paese che non facilita alle imprese e ai liberi professionisti la comprensione di pratiche burocratiche, adempimenti fiscali e nuove opportunità, Bonjour Bureau vuole essere un punto di riferimento per le piccole aziende informandole ed aggiornandole con parole semplici e senza tecnicismi

Rimango in attesa di leggere i vostri, a martedi prossimo!

Testato per voi: CANVA – il design alla portata di tutti

Bonjour!

Quante volte vorremmo poter creare per la nostra attività professionale, oppure per divertimento, degli elementi grafici (come loghi o presentazioni) che ci permettano, senza spendere un euro, di far apparire il nostro lavoro come uscito dalla mente – e dalla penna – di un grafico professionista?

A me negli anni è capitato tantissime volte… E all’epoca o imploravo l’aiuto di un amico grafico professionista, oppure cercavo di arrabattarmi come potevo con gli strumenti che avevo a disposizione al momento (powerpoint e poco altro).

Da quando però ho scoperto CANVA il mio mondo è decisamente cambiato e ha migliorato notevolmente la mia vita professionale.

Cos’è CANVA?

Canva è uno strumento spettacolare che ti permette di creare elementi grafici (post, loghi, presentazioni, collage di foto, copertine per i social network, carte intestate e tanto altro) in maniera semplice ed intuitiva, ma soprattutto con un budget molto limitato. L’account base (che è quello che utilizzo io) è completamente free e quello a pagamento (Canva for work) – che ovviamente permette di avere a disposizione molte più possibilità – ha un costo davvero contenuto (mensile 12.95 USD, annuale 119.40 USD).

Cosa posso fare con CANVA?

CANVA ti permette di realizzare dei progetti, partendo da modelli predefiniti oppure permettendoti di realizzarne di nuovi partendo da zero.

  • materiale utile per la tua azienda: biglietti da visita, loghi, carte intestate;
  • materiale pubblicitario: volantini, poster, ecc.
  • progetti per i social network: immagini di copertina Facebook, post per Instagram e Facebook, banner,ecc.

Per esempio, se si ha la necessità di progettare un biglietto da visita si può decidere di farsi ispirare dai modelli predefiniti proposti da CANVA (che sono tutti assolutamente modificabili), oppure si può decidere di importare solo le dimensioni perfette che rispondono all’esigenza del biglietto da visita, e si dà sfogo alla propria creatività importando immagini, testi o illustrazioni utili allo scopo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Inoltre Canva permette di salvare il proprio progetto in diversi formati. Per i social network come facebook scelgo l’opzione PNG perché evita l’effetto sfocato che hanno le immagini (facebook  comprime le immagini, ma caricandole in PNG il risultato è molto buono). Se invece si decide di stampare il proprio lavoro la soluzione è il PDF: qualità invidiabile assicurata (soprattutto per formati grandi).

Un’altra funzione importante di CANVA è l’upload delle proprie immagini che possono anche essere migliorate con l’applicazione di filitri simili a quelli di instagram.

Nel caso vi servissero immagini o illustrazioni specifiche per un dato argomento, le potrete cercare all’interno del loro database (che contiene 1.000.000.000 di foto). Non tutte sono gratuite (soprattutto se avete bisogno di immagini in tema lavorativo, come spesso capita a me), molte sono a pagamento, tante altre sono gratuite solo per i profili Canva for Work.

Per quanto riguarda l’inserimento dei testi, Canva vi permette di scegliere tra decine di font e si può intervenire anche su alcune caratteristiche relative alla formattazione. Inoltre sono presenti linee guida per allineare il testo. Si può ottimizzare lo spazio tra le lettere, scegliere tra corsivo e grassetto e cambiare il colore.

Ogni progetto può essere salvato in una cartella apposita (io per esempio ne ho una per il blog, una per il mio lavoro e una per la mia vita privata) e quindi ogni lavoro è facilmente reperibile anche quando ormai ne avrete fatti a decine.

Concludendo

Io uso Canva per creare grafiche per il mio blog e per i social network sia privati che quelli che gestisco per lavoro. Credo che sia un ottimo tool per chi non è un graphic designer professionista. La sua semplicità e la velocità di esecuzione dei progetti può dare quel qualcosa in più anche a modelli già predefiniti che però si vuole arricchire con una bella immagine personale o con il logo della propria attività.

Voi lo utilizzate già per la vostra attività? Come vi trovate?

 

 

 

Voucher digitalizzazione PMI, vi state digitalizzando?

Quanti tra di voi nel mese di febbraio hanno presentato la domanda di accesso al voucher per la digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico delle PMI del MISE? So che siamo stati in tantissimi (in tutta Italia sono state circa 90.000 le istanze presentate).

pmi
Adesso molti di voi si staranno chiedendo quali sono i successivi passi da compiere…
Innanzitutto, mi preme dire una cosa: non abbiate troppa fretta di fare le spese programmate che avete inserito nella domanda di voucher. Prima leggete attentamente come muovervi onde evitare di effettuare gli acquisti nella maniera errata e non vederveli poi riconosciuti dal Ministero.
Per prima cosa è bene sapere che è stato pubblicato un nuovo decreto che prevede l’integrazione della dotazione finanziaria dei Voucher per la digitalizzazione delle PMI, per 242.5 milioni di euro (arrivando così a 342.5 milioni di euro). Questo perché il MISE ha deciso di evitare che gli importi dei voucher fossero troppo inferiori rispetto a quelli richiesti dalle imprese.
Altro punto importante è definire bene le tempistiche per digitalizzarci:
Avremo tempo fino al 14 Settembre 2018 per ricevere tutte le fatture e procedere con i pagamenti. (sotto vi spiegherò come effettuare nella maniera corretta i pagamenti)

Dopo il 14 settembre avrete come termine massimo per la presentazione della richiesta di erogazione del Voucher 90 giorni.
Il Mise analizzerà i documenti che abbiamo inviato, ed entro 30 giorni dalla richiesta di erogazione ci verrà comunicato l’importo esatto che ci verrà accreditato.
NOTA IMPORTANTE: il Ministero può operare delle decurtazioni se ritiene che le spese che abbiamo presentato non siano coerenti con quelle previste dal bando.

Spese effettivamente ammissibili:

  • Per gli interventi di miglioramento dell’efficienza aziendale sono ammissibili le spese per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali;
  • Per la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro sono ritenute ammissibili le spese per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati alla modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, con particolare riferimento all’utilizzo di strumenti tecnologici e all’introduzione di forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • Per lo sviluppo di soluzioni di e-commerce sono ritenute ammissibili le spese per l’acquisto di hardware e software (compresi reti di sicurezza e gestione delle transazioni online) e servizi di consulenza finalizzati allo sviluppo dell’e-commerce;
  • Per la connettività a banda larga e ultralarga, sono ammissibili le spese di attivazione del servizio sostenute una tantum, con esclusivo riferimento ai costi di realizzazione delle opere infrastrutturali e tecniche, quali lavori di fornitura, posa, attestazione, collaudo dei cavi, e ai costi di dotazione e installazione degli apparati necessari alla connettività a banda larga e ultralarga (gli interventi devono essere strettamente attinenti);
  • Per gli interventi di collegamento alla rete internet mediante tecnologia satellitare, sono ammissibili le spese per l’acquisto e l’attivazione di decoder e parabole per il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • Per gli interventi di formazione qualificata, sono ammissibili le spese per la partecipazione ai corsi e per l’acquisizione di servizi di formazione qualificata, purché attinenti ai fabbisogni formativi previsti dalle ipotesi precedenti. Gli interventi devono essere volti al personale delle imprese beneficiarie (titolari, legali rappresentanti, amministratori, soci, dipendenti).

Come effettuare i pagamenti:
Possiamo pagare i fornitori solo ed esclusivamente tramite bonifico bancario SEPA. Ogni altra forma di pagamento non è ammessa: Per es. Non sono ammessi pagamenti con carta di credito, contanti o prepagata. Questo perché il pagamento deve essere facilmente rintracciabile.
Dobbiamo fare anche molta attenzione alla causale che inseriremo nel bonifico, infatti dovremo riportare la seguente dicitura Bene acquistato ai sensi del Decreto MISE 23 settembre 2014”.
Inoltre, ogni fornitore dovrà sottoscrivere una liberatoria relativa alle attività, i servizi o i beni che ha fornito in merito alle spese ammissibili. La liberatoria dovrà riportare tutti gli allegati necessari così come previsto dal MISE.

Documentazione relativa alla presentazione della richiesta
Dal 14 settembre 2018, quando dovremo predisporre la richiesta di erogazione del voucher dovremo utilizzare lo stesso canale utilizzato a febbraio per l’inoltro dell’adesione, vedi link
Dovremo fare attenzione a compilare tutti gli allegati: dal resoconto che descrive il progetto realizzato, alle liberatorie di cui abbiamo parlato prima, fino ai moduli previsti dall’allegato 3.
Tutti questi documenti sono fondamentali, bisogna quindi prestare molta attenzione nel compilarli correttamente.
Tutta la documentazione andrà conservata per 10 anni per permettere al Ministero di effettuare dei controlli a campione. Inoltre dobbiamo ricordarci di mantenere, nei 3 anni successivi alla data di erogazione del voucher, le componenti hardware e software acquisite nell’ambito di questo progetto. Fate attenzione perché nel caso dismettessimo prima tali investimenti, ci vedremmo revocato il voucher.

Quanti di voi hanno fatto domanda per questo voucher digitalizzazione? Come pensate di utilizzarlo? Tenetemi aggiornata!

A martedì prossimo, buon lavoro a tutti.

Il dietro le quinte della fatturazione elettronica

FATTURAZIONE ELETTRONICA

Bonjour Imprenditori, questa settimana ho in serbo per voi un bel post su un argomento che è destinato a soppiantare il regolamento sulla privacy in qualsiasi conversazione… Il trend dell’estate 2018 si chiama FATTURAZIONE ELETTRONICA.

Probabilmente molti dei vostri commercialisti e consulenti vi avranno già anticipato l’entrata in vigore della fatturazione elettronica non solo nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, come avveniva da qualche anno a questa parte, ma anche verso altre imprese e verso i consumatori. Io però non voglio essere da meno, e visto che qui si parla di “tendenze” esattamente come nei blog delle fashion blogger, io non posso esimermi dal dirvi la mia sull’argomento…

Grande rivoluzione questa dell’Agenzia delle Entrate che vuole dare un’ulteriore giro di vite ai furbetti del Belpaese! Certamente porterà dei benefici al paese consentendo di ridurre l’evasione e di rendere più trasparente il rapporto col fisco, c’è da dire però che almeno nella fase iniziale sarà una bella gatta da pelare (soprattutto per tutti quei soggetti che lavorano in proprio, senza una struttura alle spalle che possa occuparsi della parte amministrativo/burocratica).

La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa spedizione e conservazione.

Il nuovo formato in cui le fatture elettroniche devono essere prodotte, trasmesse, archiviate e conservate è un formato digitale chiamato XML (eXtensible Markup Language), un linguaggio informatico che consente di definire e controllare il significato degli elementi contenuti in un documento, verificando così le informazioni ai fini dei controlli previsti per legge. (dal sito di Infocamere)

OBBLIGHI

Il primo obbligo di fatturazione elettronica tra privati scatta dal 1 luglio 2018 per i distributori di benzina o gasolio (verranno abolite le schede carburante) e chi presta subappalto in un contratto di appalto pubblico.

L’altro obbligo, quello più gravoso, prevede che dal 01 gennaio 2019 TUTTI i soggetti che emetteranno fattura nei confronti di imprese, privati e consumatori (oltre che ovviamente P.A.) debbano emetterla in formato elettronico.

Le fatture cartacee NON saranno più in alcun modo valide.

Occorre quindi rendere operativo un processo simile a quello per le fatture emesse verso gli enti pubblici entro tale data. Ossia: la fattura elettronica deve essere in formato XML, diretto al SdI (Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate), e conservato a norma. Mentre non è previsto in questo caso l’obbligo di firma digitale (obbligo che permane nei confronti della pubblica amministrazione).

CHI E’ DISPENSATO DA TALE OBBLIGO

Sono dispensati dall’obbligo di emissione della fatturazione elettronica tutti quei soggetti che si avvalgono del regime forfettario (Legge n. 190/14) e del regime di vantaggio (art. 27 comma 3 del DL98/11).

Anche per quanto riguarda tutte le operazioni transfrontaliere si è dispensati da tale obbligo, per tanto rimarrà in vigore l’emissione delle fatture cartacee.

COSA BISOGNA FARE PER ADEGUARSI?

Chi già emetteva fatture elettroniche nei confronti degli Enti Pubblici non avrà grossi problemi in quanto, ovviamente, potrà continuare ad utilizzare lo stesso software usato fino ad ora. Per chi invece si avvicina solo adesso a questo mondo deve tenere in considerazione che dovrà fare qualche valutazione su quale software utilizzare. I tre quarti delle software house che producono software per la contabilità si sono già attrezzate, quindi se già utilizzate un programma per l’emissione delle fatture vi consiglio di contattare la casa madre del vostro programma per sapere come fare e quanto costa l’estensione per la fatturazione elettronica.

Con l’azienda per la quale lavoro abbiamo utilizzato fino ad ora il sito della camera di commercio www.fatturaelettronica.infocamere.it. Questo servizio però è utilizzabile solamente dagli iscritti alla camera di commercio e vi si può accedere tramite la chiavetta della firma digitale senza bisogno scaricare nessun software. Sinceramente non è il massimo in quanto, a differenza di altri software non permette nessun tipo di calcolo: bisogna inserire manualmente ogni cifra. Questo implica che prima dell’inserimento uno debba calcolarsi iva, eventuali casse o ritenuta d’acconto utilizzando un altro supporto (excel, per esempio). Fino ad ora noi l’abbiamo utilizzato in quanto avevamo poche fatture elettroniche annue e il servizio era gratuito. Ovviamente stiamo valutando di cambiare modalità di lavoro (a meno che infocamere non apporti sostanziali modifiche al proprio servizio).

Sicuramente tornerò a parlarne di questo tema in quanto c’è da aspettarsi che le novità non siano terminate e che presto avremo nuovi ragguagli da parte dell’agenzia delle entrate. Nel frattempo vi invito ad un confronto: se vi va fatemi sapere che software utilizzate per la fatturazione elettronica e come vi trovate, potrebbe essere molto utile scambiarci idee e opinioni.

A presto!

Voucher di € 500,000 alle PMI per l’Alternanza Scuola Lavoro

Alternanza Scuola-Lavoro

Buongiorno a tutti cari imprenditori,

oggi vi voglio parlare di un’ interessante opportunità per le PMI valdostane, ossia la possibilità di ospitare in azienda uno studente nell’ambito dell’Alternanza Scuola Lavoro.

Prima però vi rinfresco la memoria su cos’è l’Alternanza Scuola Lavoro:

L’Alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.

L’Alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) in linea con il principio della scuola aperta.

Un cambiamento culturale per la costruzione di una via italiana al sistema duale, che riprende buone prassi europee, coniugandole con le specificità del tessuto produttivo ed il contesto socio-culturale italiano.

Se anche voi avete a cuore il futuro delle nuove generazioni, volete contribuire all’avvicinamento della scuola al mondo del lavoro e pensate che possa essere stimolante trascorrere un periodo di affiancamento con un giovane studente delle scuole superiori continuate a leggere il post…

La Chambre Valdôtaine (la camera di commercio) ha emanato un bando per promuovere l’inserimento di giovani studenti in percorsi di Alternanza Scuola Lavoro nelle imprese valdostane.

Per incentivare questo inserimento viene assegnato alle imprese un voucher di € 500,00 a titolo di contributo a fondo perduto. Attenzione però che la dotazione finanziaria complessiva è di € 27.500,00 quindi se siete interessati a partecipare è meglio sbrigarsi!.

Possono partecipare tutte le micro, piccole e medie imprese valdostane in possesso di una serie di requisiti (che trovate a questo link).

I percorsi dovranno essere intrapresi entro il 30/09/2018 (scadenza presentazione istanza 31/08/2018) e dovranno avere una durata minima di 72 ore anche non consecutive.

In sostanza, ecco come dovete muovervi:

  1. Controllare sul sito della Chambre che abbiate i requisiti richiesti dal bando;
  2. Registrarsi sul sito del Registro Alternanza Scuola lavoro (link);
  3. Identificare la scuola superiore con cui vi interessa collaborare in base alla vostra attività professionale e stipulare una convenzione per l’inserimento di uno studente in azienda nell’ambito dell’Alternanza Scuola-lavoro);
  4. Predisporre la documentazione da inoltrare alla Chambre;
  5. Inoltrare il tutto tramite PEC.

Credo che questa sia una grande opportunità sia per gli studenti (che avranno così l’opportunità di confrontarsi col mondo del lavoro e di capire se il percorso formativo da loro intrapreso è effettivamente consono alle loro aspettative) sia per le aziende (che avranno modo di confrontarsi con una generazione con competenze del tutto nuove, orientate al digitale, e quindi grande risorsa per il futuro del mondo del lavoro).

In altri stati europei progetti simili alla nostra Alternanza Scuola Lavoro sono attivi ormai da decenni con ricadute molto positive sul mercato del lavoro. Basti pensare che da noi un’alta percentuale di studenti termina le scuole superiori senza mai aver svolto nessun tipo di impiego. 

Insomma imprenditori, non tergiversate! Il futuro delle nuove generazioni passa anche da voi e questa potrebbe essere l’occasione giusta per poter lasciare un’impronta.

Tenetemi aggiornata e raccontatemi delle vostre esperienze di alternanza Scuola Lavoro.

 

× Ciao 👋 come posso aiutarti?