Welfare aziendale: buono pasto, benefit per i dipendenti

Tutti i grandi imprenditori sanno che per avere un’azienda sana e in crescita bisogna in primis curare il benessere del proprio personale (welfare aziendale) utilizzando degli strumenti che ne consentano la fidelizzazione. Uno dei modi per creare fedeltà in azienda è sicuramente quello di elargire benefits ai propri dipendenti e collaboratori, e uno dei più apprezzati è il BUONO PASTO.

Buono pasto sì, Buono pasto no

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Il buono pasto rappresenta per molti lavoratori un buon modo di conciliare la propria vita lavorativa e privata perché permette un doppio risparmio: tempo e denaro. Il tempo perché il vostro personale non sarà più costretto a tornare a casa per la pausa pranzo (ammesso e non concesso che i vostri dipendenti abitino in zone non troppo distanti dal posto di lavoro). Di denaro perché quelli che non possono tornare a casa e sono costretti a ripiegare su altre soluzioni (ristoranti, bar, mense, ecc.) ogni mese devono mettere in conto che una bella fetta del loro stipendio se ne andrà in pranzi…

Normativa del buono pasto

L’IVA sui buoni pasto è integralmente detraibile. L’IVA cambia a seconda dell’acquirente:

  • azienda: IVA al 4%
  • libero professionista (titolari d’azienda e soci, aziende individuali): IVA al 10%

In entrambi i casi l’IVA è detraibile al 100%,

PERSONE FISICHE – IRPEF: I buoni pasto sono esenti da oneri fiscali e non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro. L’eccedenza rispetto a tale cifra, al netto della quota a carico del dipendente, rientra invece nella base imponibile.

PERSONE GIURIDICHE – IRES: I buoni pasto sono deducibili al 100%. La deducibilità si applica al “servizio sostitutivo di mensa” effettuato con i buoni pasto, sia cartacei che elettronici, e al servizio di “mensa aziendale diffusa”, erogato dalle società emettitrici di buoni pasto con card elettroniche. Da notare che le somministrazioni di alimenti e bevande (le classiche fatture del ristorante in nota spese) sono deducibili solo al 75%.

Oneri Previdenziali:  I buoni pasto sono esenti da contributi contributi previdenziali e assistenziali fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro, in quanto non costituisce reddito da lavoro dipendente.

Come fare a convenzionare il proprio ristorante

Per gli esercizi che vogliono intraprendere questa strada posso dire che sicuramente è un metodo efficace per la creazione di una clientela fedele e costante che consentirà un incremento di fatturato. Inoltre si avrà una semplificazione nelle procedure amministrative del proprio esercizio (per es. non dovrete più perdere tempo ad emettere fatture).

Il primo passo da fare per diventare un esercizio autorizzato a ritirare il buono pasto è quello di trovare una società che emette buoni pasto e stipulare una convenzione. A questo proposito vi consiglio di andare a questo link .

Con la stipula della convenzione il vostro esercizio entrerà ufficialmente a far parte degli affiliati e potrà iniziare a ritirare i buoni pasto e ad avere i vantaggi connessi.

Regole da rispettare

  • verificare la validità del buono;
  • una volta accettato il buono pasto, l’esercente deve annullarlo in modo che nessuno possa riutilizzarlo;
  • i buoni vanno poi raccolti e inviati alla società che li ha emessi accompagnati da una fattura per ottenerne il rimborso.

Contabilmente parlando…

La prestazione di un servizio di ristorazione scatta quando si emette la fattura alla società che emette i buoni. Il buono in sé non è un’operazione imponibile ai fini IVA e quindi non va registrato tra i corrispettivi.

Allora cari followers, chi di voi ha già adottato nella propria azienda questo tipo di servizio e chi lo vorrebbe adottare? Tenetemi aggiornata!

11020 Chef-Lieu, Aosta AO, Italia

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